Luogo: Seoul Art Cinema
Informazioni: 02. 741. 9782 / www.cinematheque.seoul.kr
Indirizzo: 3, Jeongdong-gil, Jung-gu, 2 piano KyongHyang Arthill
Date delle proiezioni:
27 febbraio 2026, ore 17:10, Seoul Art Cinema
8 marzo 2026, ore 19:00, Seoul Art Cinema
Regia: Paolo Strippoli
Produzione: Fandango (Domenico Procacci, Laura Paolucci), Nightswim (Ines Vasiljević, Stefano Sardo), Spok Films (Jožko Rutar)
Durata: 122’
Lingua: Italiano
Paesi: Italia, Slovenia
Interpreti: Michele Riondino, Romana Maggiora Vergano, Paolo Pierobon, Roberto Citran, Giulio Feltri
Sceneggiatura: Jacopo Del Giudice, Paolo Strippoli, Milo Tissone
Fotografia: Cristiano Di Nicola
Montaggio: Federico Palmerini
Scenografia: Marcello Di Carlo
Costumi: Susanna Mastroianni
Musica: Federico Bisozzi, Davide Toma
Suono: Francesco Morosini
Effetti visivi: Giuseppe Squillaci
Sinossi
Remis è un paesino nascosto in una valle isolata tra le montagne. I suoi abitanti sono tutti insolitamente felici. Sembra la destinazione perfetta per il nuovo insegnante di educazione fisica, Sergio Rossetti, tormentato da un passato misterioso. Grazie all’incontro con Michela, la giovane proprietaria della locanda del paese, il professore scopre che dietro quest’apparente serenità si cela un inquietante rituale: una notte a settimana, gli abitanti si radunano per abbracciare Matteo Corbin, un adolescente capace di assorbire il dolore degli altri. Il tentativo di Sergio di salvare il giovane risveglierà il lato più oscuro di colui che tutti chiamano l’angelo di Remis.
Commento del regista
La valle dei sorrisi nasce dal desiderio di esplorare l’horror non come semplice dispositivo di tensione, ma come spazio simbolico per raccontare la fragilità dell’identità e il bisogno disperato di appartenenza. In una comunità apparentemente idilliaca, dove il dolore è bandito e la serenità è una religione, si consuma il percorso di Matteo: adolescente queer, corpo sacrificale e, al tempo stesso, entità redentrice. Il film è un’indagine sulla crescita come mutazione profonda, ma anche sulla paternità come forma ambigua di protezione, controllo e rispecchiamento. Le figure paterne – biologiche, surrogate, spirituali – si alternano nel tentativo di colmare un vuoto. Lontano dagli archetipi del coming of age canonico, questo racconto mette in scena la formazione come perdita dell’innocenza e come atto di resistenza. È un film sull’amore che cura, ma a caro prezzo. Sull’importanza del dolore nelle nostre vite. E su chi ha il coraggio di non sorridere.
Fonti, testo e immagini: Biennale Cinema (labiennale.org)